“Io sono quel che di me ignori.”

Ogni qual volta mi dai della pazza o della scema solo perché voglio mettere a tacere le mie paranoie chiedendo aiuto, va in frantumi il mio cuore. Non provi mai ad ascoltare veramente quello che vorrei urlare quando cerco di approcciare con te usando un tono pacato e ponendo tra le tue mani i piccolissimi rimasugli di quel che resta. Passano le ore, lente e inzuppate delle mie lacrime, fino a concludersi giorni in cui mi ritrovo a ricompormi. Come se fosse possibile del tutto: ma non lo é e inevitabili sono le crepe che si ramificano dentro me.

Io sono quel che di me ignori.

Amo tanto, amo con tutta me stessa e con tutto ciò che ho. Amo profondamente, pesantemente, incondizionatamente. Do sempre il massimo del tollerabile evidentemente, per ritrovarmi a fare i conti con aspettative a cui ambisco solo io.

Ho sofferto tanto, sono quasi morta per aver permesso a me stessa di credere di non valere niente se qualcun altro che amavo pensava ciò.

Ho vissuto tempi durante i quali ho permesso a me stessa di credere di essere pazza, inutile, insignificante, orrenda. Tutto questo perché ho permesso alla mia testa di credere che il mio cuore sarebbe stato in grado di amare per due.

Aprii gli occhi veramente quando conobbi te.

Ogni volta che i nostri corpi ricoprivano, seppur distanti, lo stesso spazio percepii zone lontane della mia essenza tornare a casa.

Ed è sempre conoscendo te che imparai a conoscere meglio me e capire che credo fermamente di meritare un affetto così grande quanto tutto il dolore che ho provato.

Ma è il tuo atteggiamento superficiale in certe situazioni, in cui magari io starei attentissima ai dettagli, l’artefice di numerose voragini nel mio essere.

Più curo meticolosamente i dettagli che contornano la mia persona, la mia quotidianità e più quest’ultimi si celano ai tuoi occhi.

E questo mi rende triste, incomprensibile.

Io sono quel che di me ignori.

8 risposte a ““Io sono quel che di me ignori.””

  1. Se senti il bisogno di chiedere aiuto, non permettere a niente e a nessuno di impedirtelo. È un tuo sacrosanto diritto fare tutto il possibile (e anche di più) per stare bene con te stessa.
    E te lo dice una che si è fatta dieci anni di psico-terapia e si è sentita dare della “pazza” più spesso di quanto avesse voluto…
    Un abbraccio grande

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  2. Ciao, prima di tutto. Felice di conoscerti e di leggerti.
    Sono di Bergamo (provincia, diciamo) anch’io, ho letto la tua presentazione.
    Ho letto della tua ricerca con la parola, attraverso la parola.
    E ho letto questo brano. Toccante, disarmante per la sua sincerità, per come va dentro di te.
    Mi ha colpito molto quella “cura” per i dettagli, cui fai riferimento. Mi colpisce perché è una cosa che ho anch’io, tanto da pensare di avere una prospettiva aberrante sulle cose. Ma è così che sono fatto, è così che siamo fatti.
    La persona che ti è accanto forse non li coglie, i dettagli, non coglie l’importanza che essi hanno per te, nella tua vita, ma lui c’è, nella sostanza. Questa è una cosa che sai e non puoi ignorare. anche tu ci sei, ma ambisci a qualcosa di più completo, di più perfetto. E forse ci arriverai, anche se a tratti hai la sensazione di non aver raggiunto nulla, di dover ripartire da zero.
    Quello che voglio dire è che non bisogna mai trascurare quello che già abbiamo (il classico, banale mezzo bicchiere pieno), anche se, per come siamo fatti, è più facile (e ingigantire) tutto ciò che ci manca.
    Non ti conosco, ho letto poche righe di te e quasi certamente sono fuori strada, ma mi andava di dirti quello che ho scritto.
    Un saluto,
    P.

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