“Cara bocca mia…”

Se dovessi scrivere la storia della mia bocca sicuramente inizierei descrivendola.

Non ho due labbra carnose a fare da cornice a un sorriso dettato da denti perfettamente allineati e lucidi ma, come tutte del resto, anche la mia bocca ha qualcosa da raccontare e per cui vale la pena scrivere.

Per anni ho portato l’apparecchio ai denti, frutto di innumerevoli sacrifici che hanno dovuto fare sia i miei genitori sia me medesima. Ricordo ancora i viaggi settimanali intrapresi subito alla fine delle mie giornate scolastiche per raggiungere il temuto “carnefice” del mio futuro ammiccante sorriso: il dentista, un uomo di mezz’età, imparentato con mia madre tramite una cugina di quest’ultima. Un professionista in questo campo, simpaticone e gentile.

Indimenticabili le lunghe ore d’attesa in quella sala così spoglia, fredda e spaventosamente silensiosa. Indelebili come il ricordo di me che provavo a studiare geografia astronomica o filosofia, per esempio, durante il tragitto: ad ogni curva era difficile, ma non impossibile, non farmi predominare da quel senso di mal di auto che aleggiava nell’aria. Per non parlare della fatica che ho fatto i primi mesi a soddisfare i bisogni primari come mangiare e bere. La prima settimana, credo di stare parlando del periodo conclusivo delle elementari, non riuscivo nemmeno a parlare.

Con il passare degli anni, il sorriso che ho sempre sognato inizia a prendere forma: la mia bocca, con due labbra non troppo sottili ma comunque rosee, tutto ad un tratto si definisce.

Quante belle e sgradevoli esperienze abbiamo vissuto insieme.

Se prima a causa dell’apparecchio ero timida e taciturna, appena arrivò il momento di di dirgli addio, tutto cambiò. Iiziai a togliermi qualche piacere in più, per esempio, in tema culinario: indescrivibile la goduria che assoparai quando iniziai a guardare con occhi diversi tutti i piatti tipici che la mia amata terra, la Sicilia, aveva da offrirmi: brioches da affogare in una dissetante e rinfrescante granita, schiacciate calde e strapiene di condimento per nulla facili da digerire, arancini di ogni forma e tradizione. Gustati come se accadesse veramente per la prima volta, senza la paura che qualcosa si incastrasse fra le stelline metalliche o addirittura ne facessero saltare qualcuna.

E dare i baci? Non che fossi un’esperta ai tempi, ma che liberazione non avere più l’asia di sfreggiare la bocca che decideva di unirsi alla mia.

E tutte le cose che avrei voluto dire ma che ho preferito tenere per me?

Insomma, cara bocca mia, sono davvero soddisfatta di averti in me. Forse ti gonfierei un pochino, giusto per definirti esteticamente ma sinceramente, riflettendo, non saremmo più noi.

Una replica a ““Cara bocca mia…””

  1. una bella dentatura e’ un bell’inizio….

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